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  Cesco [ Un'altra vita saremo onesti, saremo capaci di tacere.. ]
         

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La marcia del V2-Day



ELPAIS.com | Noticias de Sección Internacional


28 dicembre 2008

INDECENZA!

 Crimini di guerra a Gaza, Israele sta bombardando la Striscia assediata. Circa 200 morti e 300 feriti.
Scritto il 2008-12-27 in News


Gaza - Infopal. Circa 200 morti e 300 feriti: questo è il bilancio attuale (ore 14, ora locale) degli attacchi aerei israeliani in corso contro la Striscia di Gaza.

L'aviazione da guerra israeliana sta bombardando diverse sedi delle forze di sicurezza palestinesi a Gaza. E' un vero massacro! Sul terreno ci sono già 200 morti e centinaia di feriti, ma il bilancio è destinato a salire tragicamente.

Le ambulanze stanno accorrendo sul luoghi dei bombardamenti per soccorrere i feriti e portare via i cadaveri.

Ci sono decine di cadaveri di membri della polizia sparsi per terra, a seguito del bombardamento delle postazioni 17, Tawam, la sede delle forze preventive, Ansar, la direzione civile, al-Safina, la sede dei passaporti. Sono state bombardate tutte le sedi amministrative e politiche della Striscia di Gaza. Ucciso anche il capo generale della polizia di Gaza il colonello Tawfiq Jaber.

Fonti mediche hanno riferito che ci sono centinaia di feriti.


Gli aerei da guerra israeliani continuano a sorvolare lo spazio della Striscia di Gaza.

Stato criminale. E' una vera guerra: gli attacchi aerei stanno colpendo il nord, il sud e il centro della Striscia. Israele ha scelto il momento opportuno per bombardare: l'ora di uscita dei bambini dalle scuole. E' una tragedia immensa.

I nostri giornali e le nostre tv, le cui direzioni hanno perso completamente il senso della dignità professionale, ci stanno raccontando che ad essere bombardate sono le basi dei "terroristi". Non è così! Sono i civili, i bambini, la dirigenza delle forze dell'ordine, dell'amministrazione pubblica, a essere colpiti.

La propaganda mediatica italiana filo-sionista ha iniziato già da qualche settimana a prepararci alla ineluttabilità di questa guerra a senso unico, vera carneficina di biblica memoria, dando la colpa a Hamas e ai razzetti Qassam, quando la verità è un'altra: Israele ha bisogno di queste stragi di innocenti in funzione elettorale. Hamas era disposta alla tregua a patto di far fermare gli attacchi israeliani mai sospesi, nonostante il cosiddetto "cessate il fuoco" siglato a giugno, e di far riaprire i valichi per far entrare i rifornimenti alimentari e il carburante, necessari alla sopravvivenza di 1,5 milioni di persone.

Questo i nostri sempre più indecenti giornali e tg non ce lo hanno raccontato.

Siamo di fronte alla morte dell'informazione, al Grande Fratello che manipola le menti e le coscienze.




26 dicembre 2008

Conversazioni un pomeriggio con una tazza di thè

 Conversazione un pomeriggio con una tazza di thé...
"Vivere in centroamerica, lavorando con persone che non vivono in condizioni alle quali la gente europea normalmente é abituata, ti crea sensazioni contrastanti ogni volta che torni!"
"É vero..io sono diventato radicale. Ogni volta che uno si piange addosso o dice di avere questo e quel problema, peró puó mangiare tutti i giorni, ha un tetto sulla testa, delle persone che lo amano e sempre due soldi in tasca per fare qualcosa, mi viene quasi naturale dirgli quanto imbecille mi sembra!"
"Anche io lo ero!"
"E poi cosa hai fatto?"
"Ho fatto quello che mi hanno insegnato quelle persone che hanno poco o niente..."
"Che cosa?"
"Ho iniziato a pensare allo stesso modo loro"
"Cioé?"
"Ogni qualvolta vedo una situazione cosí penso nella mia serenitá e nelle poche cose che ho e dico, io si che ho avuto fortuna...."

Cesco.
 




9 dicembre 2008

Momento fotografico

 
 Rughe di una vita vissuta..     
 




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23 novembre 2008

La salute prima di tutto

 Ci sono riuscito per un periodo però credo sia ora di decidere una lingua e puntare solo su quella nella scrittura di questa cosa che si chiama blog e che dovrebbe riassumere una serie di cose che apparentemente dovrebbero sembrare al lettore di turno importanti per me..come tanti transformo quindi questo blog in un piccolo diario di viaggio sperando di non cadere nell'eterno blocco dello scrittore, che più che un blocco è una paura generalizzata a scrivere cose che non vengano lette con la stessa intensità con cui le scrivo..chissà in realtà è egoismo perchè si suppone che se scrivo qualcosa e lo faccio pubblico mi assumo la responsabilità che i lettori possano dare la propria interpretazione dei fatti...

rileggo quello che ho appena scritto e penso...sembro un bresciano che vive tanto tempo fuori dall'italia e scrive in maniera pessima in italiano...

Questa settimana mi sono ritrovato di fronte a questa situazione: un ministerio della salute (che si suppone si regga sul giuramento di Ippocrate) crea problemi bloccando la costruzione di una clinica, che il ministero stesso ha chiesto a una organizzazione (quella dove lavoro) per il semplice fatto che il municipio dove si costruirebbe è del partito avverso al partito nel potere......lo so, lo so, sembro un idealista che si sorprende di fronte a queste cose...in realtà non sono sorpreso, sono stramaledettamente incazzato..

qualcun altro non lo sarebbe al posto mio?



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1 agosto 2008

Una pregunta? Una domanda?

 
 Era una inquietud, siempre ha sido una inquietud la que luego ha direccionado mi camino hasta aquí, hasta Honduras; viéndolo bajo un cierto punto de vista la llegada aqui ha hecho ha sido afianzar convicciones que ya estaban en mi más o menos clara. Pero ahora me pregunto como puede incidir una experiencia de trabajo en terreno de un mes, en una persona que ya tiene su vida encaminada en el Norte de este mundo. Las reacciones que uno observa son dispares, desde aquellos que se cuestionan y cuestionan aspectos de su vida diaria, pasando por aquellos que afirman que "después de todo esta gente no está tan mal, comen sólo una tortilla de harina al día pero se les vé bien gorditos" (percepción selectiva..), hasta aquellos que les da pavor reconocer lo que están viendo como si reconocerlo debería implicar alguna acción por su parte sea moral o practica.
No me mal interpreten, no son juicios, son puntos de vista, todos igualmente respetables y todos ciertos bajo una cierta perspectiva; pero la pregunta es otra...¿Cuales son los reales efectos de esa experiencia en lo interior de la gente? Yo creo que el procesamiento de cada uno tiene velocidades diferentes y, sobre todo, debe pasar a través varias capas psicológicas, éticas, morales y emotivas, que dependiendo de lo espesas que son, pueden incidir mucho en el proceso. Esta afirmación es valorativa, no es una respuesta a la pregunta, porque la respuesta yo no la tengo clara y me quedo simplemente con el asombro de ver que los "adultos" somos como pequeña bolas flotantes que chocan una con la otra, sin nunca llegar a fundirse.
 Era un'inquietudine, é sempre stata un'inquietudine la forza che ha spinto il mio cammino fino a qui, fino in Honduras; se lo guardiamo da un certo punto di vista l'arrivo qui ha confermato ancora di piú certe convizioni che si trovavano giá dentro di me piú o meno solide. Peró adesso mi chiedo come puó incidere un'esperienza di lavoro sul campo di un mese, in una persona che  é padrone di una vita giá risolta nel Nord di questo mondo. Le reazioni che uno osserva sono molteplici, da quelli che si questionano o questionano aspetti della sua vita cuotidiana, passando per quelli che affermano che "dopo tutto questa gente no sta tanto male, mangiano solo una tortilla di farina al giorno, peró sono bei pacioccotti" (percezione selettiva..), fino ad arrivare a quelli a cui gli fa paura riconoscere quello che stanno vedendo, come se riconoscerlo implicasse un'azione morale o pratica da parte loro.
Non mi fraintendano, non sono giudizi, sono punti di vista, tutti ugualmente rispettabili e tutti certi se guardati da una certa angolatura; peró la domanda é un'añtra..Quali sono gli effetti reali di questa esperienza nella parte piú profonda delle persone? Io credo che l'assimilazione ha velocitá differenti per ogni persona e soprattutto deve passare attraverso vari strati psicologici, etici, morali ed emotivi, che dependendo dello spessore che hanno, possono incidere enormemente nel processo. Questa affermazione é valorativa, non é una risposta alla domanda, perché la risposta non ce l'ho e rimango solamente stupito nel vedere che gli "adulti" siamo come delle piccole palle galleggianti che sbattono una contro l'altra, senza mai riuscire a fondersi.

Cesco.
 




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24 luglio 2008

Un mes...

 
 Ha sido un mes....mejor dicho, 41 días..
Salí el 13 de junio por una aventura, probablemente la más dificil de los últimos dos años: regresar a casa con la carga de toda las experiencias y las voces acumuladas en ese periodo. Al parecer uno diría que después de tanto rumbo, el regresar al hogar debería ser lo más facil, donde poder gozar de un universo de sentidos y significados del que te sientes parte; así es, pero es también algo más. Viajar, salir del hogar, es también acumular, rellenarse y sobretodo readaptarse; lo que eras al principio del viaje ya no lo eres al terminar, ya lo que eras es para tí ahora un molde desde el cual has ido evoluciando y cambiando.
Pues...he regresado..he vivido mis padres, he vivido mis casas, he reido con mis viejos amigos, he recuperado bromas y doble sentidos olvidados, de allí he ido a mi primera experiencia corporativa, he hablado de trabajo, ha cambiado mi rol, he festejado un europeo que no era el mío, he tomado el avión, han llegado 22 personas con la que compartir un entero més, he visitado, observado y reflexionado, he cambiado una vez más, he echado de menos mi hogar, la he redescubierto como parte de mi alma, he dado un contexto a una parte de la pobreza, he hablado con  niñas-madres pero niñas, he vuelto a conocer mis limites, he dado un baño más en el caribe.....y he vuelto a la rútina....estar en un país de centroámerica pensando hacer algo bueno, egoisticamente aprovechando del lo bueno de centroamerica.
¿Cuales son tus raices? ¿Estas cierto de conocerlas?
Cesco.
Un mese...diciamo 41 giorni..
Partí il 13 di giugno per una avventura, probabilmente la piú difficile degli ultimi 2 anni: tornare a casa con il peso di tutte le esperienze e le voci accumulate in questo periodo. Uno potrebbe dire che dopo tanto viaggiare il ritorno a casa dovrebbe essere la parte piú facile, un luogo dove poter godere di un universo di sensi e significati del cuale ti senti parte; é cosí, peró é anche qualcosa d'altro. Viaggiare, andarsene da casa, é anche accumulare, riempirsi, e soprattutto riadattarsi; quello che eri al principio del viaggio, non lo sei piú al suo finale, quello che eri é per te una massa dalla quale sei evoluzionato e cambiato.
Insomma...sono tornato...ho vissuto i miei genitori, ho vissuto la casa dove sono cresciuto, ho riso con i miei vecchi amici, ho recuperato vecchie battute e doppi sensi dimenticati, da lí sono poi trovato nella mia prima esperienza corporativa, ho parlato di lavoro, é cambiato il mio ruolo, ho festeggiato un europeo che non era il mio, ho preso un aereo, sono arrivate 22 persone con le quali condividere un mese intero, ho visitato, osservato e riflessionato, sono cambiato una volta in piú, mi é mancata la mia casa, l'ho riscoperta come parte della mia anima, ho dato un contesto a una parte della povertá, ho parlato con bambine-madri peró ancora bambine, ho riscoperto i miei limiti, ho fatto un bagno nei caraibi...e sono tornato alla routine....trovarmi in un paese del centroamerica pensando di fare cose buone, egoisticamente approfi delle cose buone del centroamerica.
Quali sono le tue radici? Sei sicuro di conoscerle?
Cesco.

 





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5 maggio 2008

Una nueva casa..

Come si puó descrivere la emozione di consegnare la chiave di una nuova casa a persone che vivevano in condizione inumane e che hanno lavorato 21 mesi nella sua costruzione per dare ai loro figli un luogo migliore dove crescere? Io credo che non si possa, non perché non esistono le parole che te lo permettono, ma perché credo che quando ti trovi li no riesci a capire realmente la importanza di quel gesto. Questo è ció che sto pensando in quel momento, facendo tutto il possibile perché si veda quando gli sono riconoscente io, anche se il mio ruolo mi veda soggetto a ringraziamenti di cuore immeritati.

Como se puede describir la emoción de entregar la llave de una nueva casa a personas que vivían en condiciones inhumanas y que han trabajado 21 meses en su construcción para dar a sus hijos un mejor lugar donde crecer? Yo creo que no se puede, no porque no existan palabras que te lo permitan sino porque creo que cuando estás allí no alcanzas entender realmente la importancia de ese gesto. Pues eso es lo que estoy pensando en ese momento, haciendo todo lo posible para que se vea lo agradecido que estoy yo, aunque mi rol mi haga sujeto de agradecimientos de corazón no merecidos




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10 marzo 2008

8 Marzo

 

Desde niño me acuerdo de haber festejado este día, dándole besos y cariño a mi madre, con la convicción que ese día fuera para celebrar la mujer en cuanto tal. En realidad, no debería haber días especiales en los que celebrar la mujer, siendo las mujeres las máepresss merecedoras de celebración, cada día del año, en muchos lugares del mundo. Ayer participé en una marcha en la que todo el sentido del 8 de marzo, salía fuerte, sólido y en su esencia; una marcha en la que participaron más de 10 colectivos de mujeres y asociaciones que luchan para las mujeres de este país y, se concretizó por primera vez en mi mente el verdadero sentido del 8 de marzo. Es un día en el que no tenemos sólo que celebrar a nuestras mujeres, sino recordarle a la gente, a los que no quieren acordarse, a las mismas mujeres y a los que no les importa mucho, que todavía la mujer es maltratada, no tiene derechos, está cohibida, por no hablar de que es asesinada, tanto en el seno de la sociedad con una constante impunidad, como dentro de la familia, con una menor pero también continua impunidad la mayoría de veces. Parecería un objetivo fácil desde ciertas perspectivas europeas a las que estamos acostumbrados, pero ayer, insultados por las miradas acusadoras de la gente que estaba por las aceras, injuriados por un buen número de hombres, mal acompañados por la policía que adrede nos dejaba a merced de la rabia popular y dejados en soledad en un parque central gritando sin ser muy escuchados, he vuelto a pensar que la real situación a nivel mundial es la de ayer, mucho más dura y a un nivel más necesitado de obtener un sistema de cuotas justo.

Así que aprovecho la ocasión para extender mi respeto y mi sincera gratitud a todas las mujeres en general y a todas las mujeres que he tenido la suerte de encontrar, mi madre, mi novia, mis amigas, mis confidentes y mis compañeras de risas.

Mi ricordo di aver festeggiato il giorno della donna dando baci e affetto a mia madre da quando ero bambino, convinto che quel giorno fosse stato istituito per celebrare la donna in quanto tale. In realtá non ci dovrebbero essere dei giorni speciali nei quali celebrare la donna, essendo le donne quelle che piú meritano celebrazione, ogni giorno dell’anno, in molti luoghi del mondo. Ieri ho partecipato in una marcia nella quale tutto il senso dell’8 di marzo si manifestava forte, solido e in tutta la sua essenza; una marcia nella quale parteciparono piú di 10 collettivi di donne e associazioni che lottano per le donne di questo paese e, per la prima volta nella mia mente si concretizzó  il vero senso dell’8 di marzo. È un giorno nel quale non dobbiamo solamente celebrare le nostre donne, ma ricordare alla gente, a quelli che non vogliono ricordare, alle stesse donne, e a quelli ai quali non gli interessa che la donna è ancora maltrattata, no ha diritti, è repressa, per non parlare del fatto che è assassinata, tanto nel seno della societá con una costante impunitá, quanto dentro della famiglia, con una minore peró anche lí con una continua impunitá nella maggior parte dei casi. Sembrerebbe un obiettivo facile da certe prospettive europee alle quali siamo abituati, peró ieri, insultati dagli sguardi accusatori della gente che riempiva i marciapiedi, ingiuriati da un buon numero di uomini, male accompagnati dalla polizia che ci lasciava apposta alla mercé della rabbia popolare e lasciati in solitudine nella piazza centrale gridando senza essere ascoltati, sono tornato a pensare che la reale situazione a livello mondiale è quella di ieri, molto piú dura e a un livello di maggiore necessitá rispetto all’ottenere un sistema di quote rosa.

Approfitto quindi della occasione per estendere il mio rispetto e la mia sincera gratitudine a tutte le donne in generale e a tutte le donne che ho avuto la fortuna di incontrare, mia madre, la mia ragazza, le mie amiche, le mie confidenti e le mie compagne di risate




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24 febbraio 2008

Papà non perdo l'abitudine!!

ANCHE SE FUORI DI CASA LE BUONE ABITUDINI NON SI PERDONO!!! VIVA LE GRIGLIATE IN FAMIGLIA O CON AMICI!!
 
 
 AUNQUE FUERA DE CASA LAS BUENAS CONSTUMBRES NO SE PIERDEN!! QUE VIVA LAS BARBACOAS EN FAMILIAS O CON AMIGOS




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24 febbraio 2008

Dovremmo essere uomini, prima che sudditi

In queste ultime settimane sono stato assorbito totalmente dal lavoro, o meglio dalla necessità personale di svolgere il mio compito il meglio possibile; un progetto in cui si cerca di dare un impulso alla società civile perché sia il primo attore impegnato nella lotta alla corruzione, agendo come coscienza civile dello stato, ruolo che ha perso sempre più dalla costituzione dello stato moderno. Immerso in questo lavoro e sempre più interessato nelle vie di conduzione di una lotta non violenta e civile, inizio a prendere coscienza del fatto che ci siamo dimenticati come cittadini di uno stato che, lo stesso stato, è semplicemente il governo legittimo che noi abbiamo scelto per servirci; da questo ragionamento vengono due conseguenze semplici, la prima, in una frase di Thoreau, “..dovremmo essere uomini, prima che sudditi” e, la seconda, nel considerare semplice e banalmente che è lo stato che è a nostra disposizione, non noi alla sua. Non sto dicendo niente di nuovo, concetti che nel corso degli anni sono stati ripetuti da menti più o meno famose, tra le quali cito le più illuminate come Gandhi e Martin L. King, che tutti riconoscono come persone incredibili, ma li relegano a mere icone moderne e dimenticano la essenza dei loro discorsi. Perciò, visto che sono d’accordo con Thoreau quando dice che “non esisterà mai uno Stato realmente libero e illuminato fintanto che quello Stato non riconosca l’individuo come un potere superiore e indipendente, dal quale derivi il suo proprio potere e autorità, e lo tratti d’accordo con tale condizione”, credo che come cittadini moderni dovremmo ricominciare a sentire questo potere che ci spetta di diritto e dovremmo esigerlo ogniqualvolta lo Stato non si comporti in una forma socialmente legittima e ogniqualvolta che un servizio a noi offerto si trasforma in obblighi che dobbiamo allo Stato.

Queste considerazione le esterno perché sono presenti sottoforma di rabbia dentro la mia testa da un po’ di tempo, rabbia per le ingiustizie che vedo nella terra in cui ho attualmente i piedi piantati, e rabbia come italiano per l’assurdità con la quale i nostri politici svolgono quella che loro si ostinano a chiamare politica, ma che ormai è solo un rappresentazione teatrale della grande politica che gli stati europei ci hanno invidiato per lunghi tratti del secolo passato. So che non è del tutto giusto che parli stando fuori dai miei amati confini nazionali, e quando avrò la capacità per lottare da dentro, forse tornerò per farlo, ma credo che attualmente, ogni cittadino italiano dovrebbe scendere in piazza per far valere il suo semplice diritto di individuo e togliersi il ruolo passivo di “macchina da voto”al quale è stato relegato negli ultimi 15 anni di teatrino politico.

 Le traduzioni di Thoreau sono mie, potrebbero essere migliori. 

En estas últimas semanas he estado totalmente absorto en el trabajo, o mejor dicho de la necesidad personal de llevar a cabo mi labor lo mejor posible; un proyecto en el que se busca dar un impulso a la sociedad civil para que sea el primer actor involucrado en la lucha contra la corrupción, actuando como conciencia civil del estado, papel que ha ido perdiendo desde la constitución del estado moderno. Inmerso en este trabajo y siempre más interesado en las vías de conducción de una lucha no violenta y civil, comienzo a ser consciente del hecho que nos hemos olvidado, como ciudadanos de un estado que, el mismo estado, es simplemente el gobierno legítimo que hemos elegido para servirnos; de este razonamiento surgen dos consecuencias simples, la primera, en una frase de Thoreau “..primero deberiamos ser hombres, antes que ser súbditos” y la segunda, considerando simple y banalmente que es el Estado quien está a nuestra disposición y no nosotros a la suya. No estoy diciendo nada nuevo, conceptos que en el transcurso de los años han sido repetidos por mentes más o menos famosas, entre las cuales cito a las más iluminadas como Gandhi y Martin L. King que todo el mundo reconoce como personas increíbles, pero les relegan a meros iconos modernos, olvidando la esencia de sus discursos. Por ello, visto que estoy de acuerdo con Thoreau cuando dice que “Jamás existirá un Estado realmente libre e iluminado mientras ese Estado no reconozca al individuo como un poder superior e independiente, del cual se derive su propio poder y autoridad, y lo trate de acuerdo con ello”, creo que como ciudadanos modernos deberíamos comenzar de nuevo a sentir este poder que nos corresponde por derecho y deberíamos exigirlo cada vez que el Estado no se comporte en forma socialmente legítima y cada vez que un servicio que nos es ofrecido se transforme en obligaciones que debemos al Estado.

Estas consideraciones las expreso porque están presentes en forma de rabia dentro de mi cabeza desde hace un tiempo, rabia por las injusticias que veo en la tierra en la que tengo los pies plantados actualmente, y rabia como italiano por la absurdidad con la cual nuestros políticos desarrollan la que ellos se obstinan en llamar política, pero que es ya sólo una representación teatral de la gran política que los estados europeos nos han envidiado por largos periodos del siglo pasado. Sé que no es del todo justo que hable estando fuera de mis amados confines nacionales, y cuando tendré la capacidad de luchar desde dentro, tal vez volveré para hacerlo, pero creo que actualmente cada ciudadano italiano debería salir a la calle para hacer valer su derecho de individuo y desprenderse del papel pasivo de ‘máquina de voto’ al cual ha estado relegado en los últimos 15 años de teatrillo político




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